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Al termine di via Matrice –
lontano dal vocio cittadino – sobrio, si staglia il profilo
della Chiesa Madre, posta a guardia del villaggio rupestre e del
borgo antico, in un suggestivo palcoscenico naturale delimitato
dall’alveo gravinale che, in prossimità dell’ansa del Nido del
corvo, sembra dissolversi per poi continuare il suo tortuoso
percorso.
Un’inaspettata emozione coglie quanti, superato l’iniziale
coup de théâtre, si pongano in deferente ascolto. Oltre la
cornice, oltre il primo impatto visivo e l’immediato linguaggio
architettonico, la chiesa, infatti, nella sua immota staticità
parla da sè, con una voce intrinseca, lasciando emergere pensieri e
sentimenti fissati sul pentagramma della storia, le cui note non
sono definite tanto o solo dai luoghi, quanto, piuttosto,
dall’eredità memoriale. Da quei ricordi indelebili, condivisi,
che persistono e parlano di avvenimenti passati e dei tanti
uomini, votati a Dio, che solcarono gli impervi sentieri
rocciosi. Il grande edificio sacro, nei suoi cinque secoli di
esistenza, da quando il Casale pulsava di vita fino ad oggi, è
stato e continua ad essere la casa di tutti.
Lo era di coloro che si muovevano ai
limiti della sopravvivenza, nel succedersi di giornate ed anni dominati
dalla controra, ora inversa, pesante, insostenibile …
Dei suoi tanti sacerdoti: la Maggior
Chiesa – scriveva intorno al 1632 il cantore don Cesare Cisternino – era
servita da 50 preti per una popolazione di 500 fuochi … [1].
Dei professionisti e delle gentildonne
che abitavano le costruzioni subdiali ed i primi palazzi …
Dei tanti artigiani che animavano il
quartiere …
Dei contadini, vigorosi lavoratori che
all’imbrunire ritornavano al proprio giaciglio, dei quali conosciamo
solo pochi nomi e rade vicende, troppo poche per poter ricomporre una
storia dal chiaro andamento narrativo, ma sufficienti per decifrare
quella profonda spiritualità, trasmessa attraverso secoli di tradizioni
religiose e rinnovata, ogni anno, nella devozione della città per la sua
Protettrice, la Beata Vergine Maria SS.ma del Rosario …
In tempi più recenti, degli
emigranti che affrontavano il viaggio verso Napoli, diretti verso le Americhe,
stipati nelle stive come sarde, portando nel cuore il baluginio della
speranza ed in tasca - fra i pochi ricordi di famiglia - un santino
sciupato dai baci: i nostri paisà, tanto generosi nei periodici ritorni,
coincidenti con le feste patronali …
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